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Di ritorno,
gioco a freccette con le spalle al bersaglio;
così, per diluire ancora di più il tempo dell' attesa.
Sylvia Plath,
diceva così
"siamo rimasti a casa a scrivere,
a consolidare i nostri io distesi".
Grazia,
lesse distrattamente mentre il treno stemperava la notte
e le parve un'alibi perfetta.
Geniale;
che stronza.
I suoi io erano ormai
rarefatti
rintontiti.
Non valeva imbonirli.
Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa,
lo regalò,
una volta che tornava e voleva chiedere scusa;
lo lesse per prima.
ed ora,
le mancava
il comodino,
persino,
il comodino che lo sosteneva,
le mancava.
sound track, prendo il vento - il parto delle nuvole pesanti
in ritiro,
sul lago,
quello maggiore;
grazia,
s'aggiusta le ossa, smussa gli angoli e si rappresenta alla teatrale maniera della stregoneria piennellistica.
tiè.
p.s.
e qualcuno apre ascelle a vuoto, un pò più giù
memoria delle mie puttane tristi
al solito,
sventro e sbrano ogni parola, una dopo l'altra con bulimia ossessiva;
disfatta e madida di sentimento,
arresto la corsa delle pupille sulla penultima pagina:
l'intuizione della fine di quel cerchio perfetto di significati affusolati a significanti divini e magici,
m' immalinconisce.
Con Marquez finisce sempre che non finisce.
Almeno non in veglia.
Pensai si trattasse di diletto malsano della mia mente che ha necessità di lasciare in sospeso le godurie più perfette;
ed invece si tratta di angoscia.
Che tutto finisca.
Che siano le ultime cose che scrive.
..ecco com'è che va il mondo ( per dirla alla battiato)
n.b.
Francuzzo dovrebbe trattarne dei suoi personaggi.
sound track: bossa nova
