F a u s t o, ma ancora non lo sa.
Fausto ha il viso tondo e un nome che ha scelto per lui un divenire propizio;
fortunato, felice, sereno, gioioso, lieto e fausto;
Fausto dalle gote rosse e dalla dimora in bilico tra il lago immobile e il suo passato mobile.
Fausto soffre di amnesia nomen e ricorda solo quelli che schiudono giochi di parole lasciando sorridere: di Vera e di falso, di melodie Angeliche, di Grazia e di grazie prego, con una eccezione, Fausto dimentica il suo di nome, intenso di ottimismo, Fausto.
Fausto ora non è fausto e le sfumature brillanti della luce sul lago Maggiore sotto le sue finestre, sono opache di tristezza,
mi manca la parte di Lei che mi amava.
Un guerriero del tempo, tra spade troppo affilate e soldatini invincibili che da un momento all'altro possono dimenticare la battaglia di Fausto.
Lotta Fausto, combatte con la china e con gli acquarelli,
è dura stare lontano da loro.
Sorride Fausto, lieve, con le labbra rosa di screpolature e, gli occhi dietro i vetri spessi, accompagnano gli angoli della bocca per un pò,
questo è lui a due anni, questa è lei quella volta sulla neve.
In certi silenzi assorti nello sguardo fisso sulle fiamme del camino, Fausto parte.
C'è una clinica in qualche parte in svizzera, c'è una clinica in un angolo segreto del cuore dove si curano i tagli di spade troppo affilate;
c'è un libro sugli alberi, una scatola di collane cheap che indossano soubrette in film di cinema lontanissimi, ci sono pile di best sellers americani, dvd blockbuster con penale da pagare;
e poi ci sono i soldatini, le bandiere con le carte dei cioccolatini e il posto per guardare i cormorani.
I cigni vengono a prendere il pane e tra qualche settimana non saranno più così diffidenti, gli amici vengono accolti, che qui, nel petto e nella pancia di Fausto, non c'è posto per il rancore.
Grazia, passeggiare tra sterpi e massi di lago scivoloso, è stato avventuroso ma poteva essere di più.