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sono stati qui *loading* bloggers

e qualcuno volò in sicilia..
C o l a P i s c i, picciottu sicilianu,
pi simani e misi era solitu stari,
senza fari sforzu supraumanu
na l'abbissu prufunnu di lu mari.
‘Ngnornu Federicu secunnu
c’imposi di iri a circari
‘ngiuellu prizziusu e tunnu
c’havia cascatu ‘nfunnu o mari.
Cola Pisci si tummò
no funnu di l’unni calau
o suvranu u giuiellu ripurtò
e supra u scogghiu filici acchianau.
Nautra tummata u Re urdinò
pri sapiri unni a Sicilia s’appujava
e quannu Cola du funnu riturnò
dissi - ca supra tri culunna stava,
ma una era tannicchia smanciata
pricchi u focu di l’Etna si l’avìa cunsumata.
(testo di pippo arena)
sound track - la gatta cenerentola
sound track - cumelca, ela élamu condà
sabato introspettivo mentre non volevo mettermi in macchina eppure l' ho fatto.
l' io batterico s' appiccicava con l' io psicosomatico.
(e così ho spalmato la pomata antibiotica).
l' io pastaalragù (megalomane) attaccava brighe con quel candido ma intollerante io omeopatico.
l' io facciocosevedogente aveva già calpestato l' io silenzioattornoameplease.
l' io noncicapiscountubodihardisk disinstallava irreversibilmente i drivers della chiavetta bluetooth.
ad un certo punto incastrata tra un tir di frutta e un pullman per la germania è entrato nell' abitacolo pure un io forestiero, con una valigetta tipo quarantott' ore. s' è presentato come
l' io tevogliobbeneassai ha fatto a polpette e poi fritto (roba per cui non ho potuto nemmeno mangiarlo poi) l' io mipiacimaèsolosesso.
ha scompigliato tutto, c'è stata una rivolta patapunf patapanf e poi quando il traffico è tornato regolare, tutti erano lì presenti a ciuciuliare tranne lui.
che ego stravaganti.
stasera l’ io fermanonscisostare s’accuccetta verso il nord e già l’ io c’hofreddo digrigna i denti.
bah.
io.
È settembre da cinque giorni e mi tuffo in acqua come fosse ancora un mare d’ agosto;
e conto le stelle a migliaia come fosse sempre un tetto arrampicato su napoli.
Restano le rime e si perde il motivetto leggero che pizzicava le orecchie.
Eccoci di mattina lenta;
io, sospesa su tutti i giudizi e gli umori della notte e la tazza appiccicosa dell’orzobimbo in equilibrio sulla pila perfettamente instabile di libri.
Scrivo sghemba e sottolineo in blu;
la scelta è la fine dell’ozio, l’inizio della to do list, un pranzo con primo secondo contorno frutta dolce e caffè.
Eccoci di mattina pigra;
rewind, ma non capisco se è un film di chaplin o una panchina des jardin de luxembourg impigrita su foglie di tigli.
(nel dubbio, se potessi tornare nel sonno di stanotte darei indietro i vuoti peroni accatastati in cantina da mio nonno buonanima, striglierei i capelli con il pettine pettinessa di mia nonna grandanima e aspetterei ù capilluru con il sacchetto di capelli bianchi in mano).
grazia,
a pensarci in equilibrio su una gamba, viene voglia di una risata sguaiata.
grazia,
è insano cercarti.
Sound cult track: jeanne moreau quella di truffaut cioè di fra
qualche parola
su quel che resta dell' aMoRE dopo giorni duecentosessantatre di "preferisco non vederti" e "qui piove":
lui davvero più brutto,
io decisamente più bella.
seguirà:
-mail con poca poesia,
-azzeramento di tutti i miei sensi di colpa,
-revisone del concetto di rispetto,
-bicchiere di latte a basso contenuto di lattosio,
-spegnimento computer,
-perlustrazione parete ovest e (spero) morte sanguinosa della zanzara.
night dream track: in effetti era meglio se restavi come il poster di nick kamen
dance track: taranella, pizzica e tammorriata in testa
galleggiando,
qui nel mezzo della mia vita,
non mi restano che gli occhi.
per le parole,
aspettiamo un pò.
sound track, mare su scogliera

e poi finisce che finiscono pure i finali
e le parole che non parlano e non parolano più
s'addormentano in macchina,
parcheggiate nel parcheggio del centro commerciale
aspettando il tre per due sugli scarti delle noci di cocco.
e poi inizia che con piccoli tocchi di caos
come wim mertens nel suo ventre
aderisco all' ordine delle cose
nel senso in-condiviso.
e che volete?
qui, si pesca di notte.
abbassate il volume che ho mal di testa
e l'agnello di zucchero mi dà nausea, chiudete quel frigo!
Certe mattine
arrivano le dieci e, tutto quello che ne anticipa la percezione,
gusta di orzobimbo con cereali,
suona di una radio da lontano,
colora della luce filtrata dalle tapparelle,
conosce i passi felpati di mia mamma,
legge parole del libro avvolto insieme a me nella copertina,
respira piano per non smuovere l’aria immobile,
guarda con gli angoli degli occhi assottigliati se il mondo è ancora sulla scrivania,
stiracchia piano i piedi e le dita delle mani raccolte a pugno.
Tutto quello che c’è prima delle dieci è una veglia del sonno,
un’ immagine dilatata dello spazio,
un senso espanso del tempo.
Altre mattine,
le dieci arrivano che hanno già vissuto ogni emozione e mischiato pezzi e avanzi della notte, voci e umidità di un giorno pieno.
Stupore di una nevicata,
tristezza per un sms che non risponde,
orticaria per una macchina che non parte,
corsa verso una cosa che non vuoi fare.
Una specie di vaffanculo insomma,
niente di straordinario,
un feedback come un altro,
solo, peccato che arrivi prima delle dieci.
suona ora giorgio gaber - chiedo scusa
Ri
parlare, senza parole dello stesso argomento stesi a testa in giù; potrebbe essere un effetto della viziata circolazione del sangue a rendere tutto così ostruito.
Ri
pensare, a palpebre distese a tutta quella luce che entrava a infrangere le retini quando il mare era come il cielo e il cuore pareva nuotare.
Ri
pittare, le pareti con tutte le scartoffie fotografiche e gli appunti di viaggio scritti a ferro e a penna.
Ri
provare, a convincermi che chi rinuncia, fa la fine di quel cocozzaro che perse il conto nella conta delle cocozze e per orgoglio non azzardò una risposta.
Ri
pulire, i piatti stinti da tutti i ragù e le frittate con basilico che hai impastato, mentre ignara della trama perniciosa, prestavo occhi e orecchi ad Orfeo.
Ridere
ridere
ridere ancora e riscattare una canzone che m'appartiene.
sound track
fumo di una sigaretta, f.b.,1968
sospendo a mezz' aria il senso noto di questa notte,
così, per capire se c'è un altro finale.
la parete si accende e poi si spegne nel ritmo ipnotico dell' intermittenza random;
bivacco e succhio semi di zucca.
psicocibernetica,
il capitolo quarto è uno tsunami...
rammento quelle canzoni che cantavo al di là del tono;
rammendavi con stucco e prendevi ogni sera il trenino.
cercavo di indurire i polpastrelli e le corde saltavano e
le parole erano più forti e la musica si scioglieva nella stanza;
si scivolava poi
che era una meraviglia.
..con candelabri in testa o come le balinesi nei giorni di festa
Detesto ogni fiato e bagliore;
resto solo per quella parola che non conosco ancora.
Ho pensato al buio che filtrano i
fari spenti nella notte, in questa ad esempio, ed ho riso;
chissà che effetto che fa.
Resto solo per una parola che non conosco ancora;
pronunciarla potrebbe salvarmi dalla melassa di mediocrità dove, senz' arte nè sforzo, hai intinto il fascio di nervi sentimentale.
se questa è 'notte, che dormi pure.
la notte dell'emigrata
rotolare sulle rotaie nel rotocalco lungo 12 ore;
chiacchiere sul lavoro, sulla politica, sulla cucina tipica, sul tempo e sulle bande armate.
nausee e libri che non riuscirò a leggere.
da sud a nord,
da qui a te, e oltre.
certi risvegli sono pallidi,
altri orfani di membra, perse in battaglie oniriche ricche di effetti speciali.
stamattina è pallido il cielo, non trovo un braccio e manca la mente.
quella mente (catta), insegue ancora un nostro sogno.
giorno incespicato, benevenuto.
(e stanotte dormirò sulle rotaie).
Parto e torno, ri-parto e ri-torno;
il dis-equilibrio diventa più fluido e certi perimetri in cemento e filo spinato diventano sfumature.
In effetti, ci sono anche dei calessi che passano;
osservo e sospendo il giudizio.
Entro ed esco, ri-entro e ri-esco;
lascio la porta socchiusa e gli spifferi centrano le reni.
Poteva essere solo pnl e quello solo un principe triste per aver addomesticato una volpe ed una rosa lontana.
Il gioco del poteva essere m’incanta e allora,
poteva essere che io continuavo a scrivere sulla sabbia umida e che l’aereo non atterrava mai.
E questa, poteva essere solo una canzone
Leggo dentro i tuoi occhi
da quante volte vivi
dal taglío della bocca
se sei disposto all'odio o all'indulgenza
nel tratto del tuo naso
se sei orgoglioso fiero oppure vile
i drammi del tuo cuore
li leggo nelle mani
nelle loro falangi
dispendio o tirchieria.
Da come ridi e siedi
so come fai l'amore
quando ti arrabbi
se propendi all'astio o all'onestà
per cose che non sai e non intendi
se sei presuntuoso od umile
negli archi delle unghie
se sei un puro un avido o un meschino.
Ma se ti senti male
rivolgiti al Signore
credimi siamo niente
dei miseri ruscelli senza Fonte.
Vedo quando cammini
se sei borioso fragile o indifeso
da come parli e ascolti
il grado di coscienza
nei muscoli del collo e nelle orecchie:
il tipo di tensioni e di chiusure
dal sesso e dal bacino
se sei più uomo o donna
vivere venti o quarant'anni in più
è uguale
difficile è capire ciò che è giusto
e che l'Eterno non ha avuto inizio
perché la nostra mente è temporale
e il corpo vive giustamente
solo questa vita.
Ma se ti senti male
rivolgiti al Signore...
ed ora potrei anche andare a mangiare con le mani la pasta con le noci e la rucola; vado.
L’amore è uno solo, checché ne conteggino;
il resto, sono solo cioccolatini da discount, con il prendi tre paghi due.
Di kilometri ne ho fatti tanti prima scartarli tutti, i cioccolatini.
Poi mi sono fermata in autogrill ed ho buttato la scorta.
Poi mi sono fermata un po’ più in là ancora, per un calo di zuccheri improvviso.
Poi mi sono fermata e non ne avevo le palle.
In testa avevo ancora il rombo dei bolidi che sorpassano nella terza corsia e i clacson dei camionisti che proseguono in processione sulla prima corsia. Io, nel mezzo; la corsia degli indecisi, dei pigri, del quieto vivere. Quelli che non hanno armi e logiche di sorpasso avanzate, ma una macchina a noleggio; gli idealisti, quelli che si scartavetrano il cuore con lo struggimento, pur di non strapparlo.
Cioè, io.
E ricordavo, mentre le parole impazzivano e il rospo bloccava il mio respiro, che non avevo trovato i previsti banchi di nebbia tra Barberino del Mugello e Roncobilaccio, che la pioggia non mi aveva raggiunto, che quel ragazzo era morto ed io distrattamente lo avevo saputo e distrattamente continuavo a vivere, che davvero avevo mangiato troppo cioccolatini.
La partenza da Milano
- esci da piazza Napoli e gira a destra, cioè prendi la circonvallazione verso casa mia; ok?
- Si.
- Dopo la Esselunga di viale Cassala gira di nuovo destra.
- Si.
- A questo punto, vai sempre dritta per
- Grazie.
Se non ci fossero gli amici, non arriverei da nessuno parte. Se non ci fossero loro, non vivrei o spleen nostalgico per l’abbandono della city. Ora mi avrebbero tirato su, ora si.
Intanto, ho ridotto le intolleranze da
- sei stata brava, complimenti. i tuoi sforzi sono stati compensati.
- Si? E da cosa?
- Beh, non hai più le intolleranze al lievito e..
- Avevo fatto la scorta di pane azzimo dello zio elio.
- Beh, gli alcolici, il luccio, i crostacei, le carni rosse, lo zucchero, i pomodori..
- Basta così, l’elenco lo conosco.
- E allora? Non sei contenta di aver superato tutte queste intolleranze?
- No, ho ancora il disgusto per la vita e l’intolleranza per me.
- Ecco, prendiamo i fiori allora.
- Come vuoi.
- ….
- ….
- Di nuovo il rimedio anti panico? Grazia, ti prego, abbi cura di te.
- E secondo te, se potevo avere cura di me venivo a darti questi cento euro?
Se non ci fossero i veghisti e i loro rimedi di fiori diabolici, non avrei saputo come spendere i miei soldi nella farmacia omeopatica.
Lo ribadisco,
non si tratta di un calesse.
Scusate, ero di là in giardino a coltivare un pò di sane riflessioni.
Come passa veloce il tempo quando si annaffia
Qualche buona parola di Roland Barthes e dei suoi Frammenti di un discorso amoroso, pure.
Un kilo di parole sfuse, aromatizzate alla solitudine; un pinzimonio misto di egoismo e presunzione per inzupparle con tutte le dita e poi, questo blog per la rappresentazione del divino convivio.
Venite copiosi e avidi a cibarvi del parolaio che tesso per voi, delle essenze che mesco per voi.
Succhiate il nettare dalle conche stilistiche che invento e dai prestigi con cui inganno, traetene finte ispirazioni.
Ai complimentosi anonimi e compassionevoli presenze dei giorni di sofferenza che spennello qua e là, mostro i fragili fili della mia mente e, le combinazioni per rubarmeli.
Avida di lemmi e sillabe armoniose mi alimento delle tracce del vostro passaggio, mi nutro infingarda della vostra pietà.
Pantagruelica fame ma, dieta di intenzioni e supposizioni.
Dice questo. Sostiene questo. Me lo vomita addosso per puro svago lungo un’alba e dentro una hall pienavuota con soffitto ad arcate; le adorna le parole con punti e virgole di un linguaggio non verbale ma assai rumoroso.
Io, piuttosto no.
Tu, piuttosto lunaticoambiguoirriverentesprezzanteuomodigiochettiseduttivi; o anche impertinentepiacevoleuomochemimanca.
C’è già qualcosa di scritto; ne sfuggo la lettura, come si conviene.
..ti distingui dal luogo comune
p.s. il limite delle parole dà la complettezza del senso.
Sono fuori per problemi esistenziali.
Tornerò, forse, chissà, se la creatività trionferà.
P.s. a Mola, vivono gli animali più strani.
Mercoledì.
Reduce di una notte di sogni ri-frangenti, arriva quasi di contropiede a metà settimana con pretese di ri-flessioni ri-stabilizzanti; gira lo specchio da questa parte proprio mentre schiaccio on/off e ri-flette invece un'altra ri-flessione sulla necessità di flessioni per gli addominali (flosci).
A questo punto il riflesso mi disorienta; provo ad arrampicarmici distraendolo con flessioni verbali penose (infatti non mi crede e continua a riflettere le improbabili flessioni muscolari).
Intanto sul bus, per ingannare la riflessione sfilaccio un pò di sentimenti dall'ordito principale e leggo della lieve flessione dei prezzi delle coscienze.
Con una vaga flessione meridionale, qualcuno mi fa segno e mi domanda il nome...ma non siamo ancora a mercoledì?
Avevo pensato di mettere in quarantena un certo muscolo ma, qui si respira che è una meraviglia.
Una granita con i pezzi di mandorle, grazie.
Scusi, si sposti un pò più in là mi copre la vista del mare.
...che il diavolo è mancino è subdolo e suona il violino
f e r m é .
Dedicami una canzone, una musica o un suono del silenzio;
ricambierò con un sogno, una parola o un filo per equilibristi.
(intanto, ripasso gli angoli delle pareti con scatti filtrati dal grigio e inganno l’inganno del sonno)
Dunque, prendiamoci un po’ sul serio e vediamo il da farsi:
- cambiare le lenzuola; e dunque mettere una lavatrice.
- passare aspirapolvere in camera; e dunque sgombrare il pavimento.
- passare il mocio vileda in bagno; e dunque farsi una doccia.
- innaffiare i gerani e il rosmarino soprattutto;
- scendere per la spesa; e dunque fare una lista.
- sterilizzare il petto; e dunque dire addio.
- fingere di non pensarci; e dunque, e dunque alzare il volume al massimo.
Musica Maestro, sennò non passa più.
E' il caso che io scenda dall' albero; c'è una vista mozzafiato e i miei polmoni non sono abituati, sanno di aria viziata e sono sospettosi dopo i pollini di ieri sera, ecco.
(reset piuttosto che refresh, vorrei)
C e r c a r t i
nell’inchiostro nero che fluido solca il foglio; nella nenia antica che sussurra alla mente; nelle parole indistinte che fiatano nella gola asciutta; nel baciamano del giornalaio di stamattina.
R i t r o v a r m i
nei tuoi occhi, in tutto quello che stanno guardando; nelle tue mani in tutto quello che stanno cercando; nella tua bocca, in tutto quello che sta masticando di parole e desideri; nei tuoi fogli sparsi.
Intanto taglio il cordone ombelicale con quella Grazia amata e inseguita, servita e coccolata fino all’estremo; quella Grazia comodamente adagiata su un amore dissolto; quella Grazia non più innamorata.
Io, forse non dovrei ascoltare Leò Ferrè nella pausa pranzo.
ho la malattia nel sangue
NB. questo post ha sostenuto infondate sensazioni di dis-innamoramenti.
Paris,
io e mio fratello;
io e la sua malattia nel cuore.
Pont des arts,
io e mio fratello;
io e il terrore che tutto sia vano.
Paris,
io e mio fratello;
io e la sua malattia nel corpo.
Paris, dovrà salvarci.
Finalmente; inebriante ed alcolico we.
Sbornia perfetta.
Domenica di andamento lento con osservazione di riflessi di luce su soffitto e risate di parole e parole.
Sottofondo di facili canzonette bestiali.
Psicananilisi geniale.
Pi, grazie.
[Si è trattato solo di luci accese in momenti inopportuni, ma è tutto sotto controllo]
E qualcosa rimane,
certo, rimane e indugia ancora un po’.
Il parto delle ghirlande è stato lungo; le parole erano a più riprese appropriate e lucide e sapevano di naftalina.
Il mio corpo galleggiava, come al solito, in mari di irrazionalità; ma i lidi erano noti ai nostri occhi di sale, e tutto è parso maledettamente logico nei cerchi sulla sabbia.
Il tuo incedere con le mani purificava l’aria e strozzava la fermezza delle mie intenzioni; ma tutto si è compiuto.
L’abitudine, mostruosa fiera che mi stringeva la gola, ora confonde ancor di più il perfetto caos della mia mente arrancante; mi mancherà, paradossalmente.
Lo sporco, quello si diluisce anche senza una lunga centrifuga.
Ci vuole davvero così poco per farsi del male.
O così molto.
Non saprei dire; non ho avuto il tempo di impilare le ansie. Gli imbarazzi del caso, in ogni modo, c’erano tutti. Pronti ad aggrovigliarsi in balbuzie adolescenziali.
I minuti hanno la pretesa di avere tutti la stessa lunghezza, lo stesso spessore.
E invece no, invece non è così. Si muore in un minuto lunghissimo e si vive in frazioni di secondi.
I minuti dell’attesa poi, sono strascicati e cantilenanti; piccoli tagli sulle mani che iniziano a sanguinare sottilmente in un dolore soffice e catartico.
Il cuore batte sempre un passo più in là in certi petti, in questi momenti; il mio sospira appena.
Non mi va di parlare dell’alcool e della fragilità di Vinicio; mi ha stretto la mano, mi ha chiamato compagna e offerto da bere. Lo ripeto però, io non centro nulla, mi trovavo qui per caso e la musica è partita scivola, scivola vai via, non te ne andare…
L'uomo infedele e insincero, rese la donna gelosa e sboccata (…e assassina talvolta).
Mi raccontate la storia del Re Bifè?
La ascoltai in piazza, una volta che mio padre mi portò alla festa dell'unità e un cantastorie del sud che ammaliava con ballate e leggende.
Davanti a me una donna batteva le mani e scimmiottava il fondoschiena copioso; tanto copioso da non capire bene cosa fosse.
Nella mia famiglia, nessuno ce lo aveva. E pensai che forse bisognava comprarlo a parte, un optional, un di più, come la finestrella sul tettuccio che facemmo mettere alla volkswagen.
Non riuscivo a vedere il palco e iniziai a sperare che gli cadesse tutta quella carne arrancante, di cui dopo un po’, ebbi a comprenderne anche la funzione: punire i bambini e renderli infelici.
Il coraggio all’epoca non mi mancava e allora la tirai per un lembo del vestito; si voltò dopo un po’ verso mio padre; colta da indifferenza, ricompose gli angoli brillanti della bocca e quasi casualmente volse lo sguardo in basso verso di me; si rigirò incurante della mia condizione.
La odiai per quello sguardo di sufficienza che azzardava un sorriso di pietà e trovai un motivo per giustificare la mia cattiveria: quella, era, doveva essere proprio lei, la donna di cui parlavano alla televisione, quella che per gelosia aveva ucciso il marito e di cui mia mamma aveva parlato a lungo a cena con i nonni. Cosa fosse quella parola, gelosia, così tonda, non lo sapevo, ma ebbi paura e un senso di disgusto mi sorprese.
Accettai di montare sulle spalle di mio padre; e la mia condizione di bambina veggente che si beffava della gelosia.
Mi coglie inattesa una commozione da stupore, proprio mentre disponevo la spesa sul tapis roulant della cassa.
Ci sono tanti occhi che scorrono il mio blog, e leggono le acrobazie delle mie parole; si travestono con nick favolosi e reali, hanno nomi di battesimo e di finzione, sono anonimi e anonime con storie intrecciate e setacciate.
Leggono di sonno, di pigrizia, di sfida, di critica. Qualcuno si ferma e lascia un commento di noia, di piacere, di domanda, di continuazione, di giudizio, di feedback.
Altri, fanno solo aumentare il contatore e vanno via senza rumore oppure mon dieu cercano di spulciare la morbosità delle mie parole e pensano di poter comprendere tutte le associazioni di sensi e le fattezze dei volti che scarabocchio.
Volevo solo dire che c’è ancora qualcuno che pensa di essere al centro della mia scrittura.
E di questo piuttosto rido mentre la cassiera passa il sedano.
Devo spegnere il cellulare quando vado a fare la spesa, rischio di essere disturbata, ricordalo Grazia.
Mi nutro di semi di pompelmo e distillo con olio di borragine una serata di liquido bollente. Il magritte ora si è mosso, o forse è la stanza che inizia le sue danze.
- senti anche tu questo ronzio frenetico?