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sono stati qui *loading* bloggers
I tuoi occhi è un luogo della mente
Passa il fiume e non rimane niente
Sulla spiaggia ci sono le rose
Se le guardo non sono più rose
Sotto il cielo che non ride mai
Mi aspetterai cantando
Onda calabra
In doichlanda
Und die kleine
Und die spiele
Und die arbeit
I tuoi occhi é un luogo della mente
Passo il fiume e non ricordo niente
Sulla spiaggia ci sono le cose
Se le guardo non sono più cose
Sotto un cielo che non ride mai
Mi aspetterai cantando
Onda calabra...
words track: Peppe Voltarelli de Il Parto delle Nuvole Pesanti (ma suonate ancora insieme?)
sound track: Onda Calabra, Il Parto delle Nuvole Pesanti, appunto, 2004.
image track (from cellulare): germania-calabria, signor emigrante arriva dopo 19 ore di treno + 3 di attesa per cambio a milano.
venerdì, di notte
l' insonnia e il sonno di tutte le notti
[palpebre sottili come di sabbia]
gli spazi come cieli
i tempi come formiche
[palpebre frantumate come di vetro]
l'iride allagato tagliato piccolo e scuro
l' iride acquoso esploso grande e luminoso
nei colori miscelati del blu e del verde.
[febbre sotto la pelle]
la gola, la lingua, i denti,
la lingua nei denti,
i denti stampati nella lingua
il naso, la gola
[saliva amara come d'inchiostro]
parestesia, anestesia, formicolio.
[treni luminosi in stazioni a nord della città]
il vuoto pieno della mente, il saliscendi del pensiero,
l'entropico intestino che scivola nel batticuore,
il batticuore sottile come il sentimentalismo a filo di seta
[andirivieni ipnagogico]
il fiume di parole caotiche
il senso sfuggente
il fumo di polvere.
l'uomo nel cuore apre la sua scatola di
immagini b/n
e s'allaga nelle labbra.
[la lunghezza, il numero esatto, il calcolo]
i fiati nell'orecchio, il caldo, la zanzara
l'amplificazione dei sensi, il piacere.
[le palpebre chiuse al bagliore lunare, spalancate nella mente]
le parole emerse dal foglio quadrettato,
sciolte da dita fragili
galleggiano ancora con ritmo
e con-senso misterioso
[tant'è]
festival track eolieinvideo
expo track nuovacarne
sound track fumaproject
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…
Ninu arrobba un muluni, pi fari gran festa,
Lillu adduma na testa di crita ‘nto un puttuni.
Ed ogni tantu, quacchi ciuri mori…
Senza aviri fattu dannu si ferma lu cori…
ivan segreto a porta vagnu
ehmm..
scusate ero di là che ogni tanto vestirsi di rosa è la soluzione.
e poi, per dirla tutta,
sono giorni in cui
le parole le parlo bla bla bla
le dico
le riempio di fiato uff uff uffff
le canto làlàlà
le sputacchio io io io
le parlo parlo parlo
di logorrea anche isterica e snervante
le parlo le dico le fiato le impongo
di mattina presto prima di svegliarmi, di notte insonne prima di addormentarmi.
tant'è, le scrivo a fatica e le parlo facili facili
suggestion sound by MisterGo - Sephardic romances from the Age before the expulsion of the Jews from Spain 1492 - Collezione Espana Antigua, Jordi Savall

e qualcuno volò in sicilia..
C o l a P i s c i, picciottu sicilianu,
pi simani e misi era solitu stari,
senza fari sforzu supraumanu
na l'abbissu prufunnu di lu mari.
‘Ngnornu Federicu secunnu
c’imposi di iri a circari
‘ngiuellu prizziusu e tunnu
c’havia cascatu ‘nfunnu o mari.
Cola Pisci si tummò
no funnu di l’unni calau
o suvranu u giuiellu ripurtò
e supra u scogghiu filici acchianau.
Nautra tummata u Re urdinò
pri sapiri unni a Sicilia s’appujava
e quannu Cola du funnu riturnò
dissi - ca supra tri culunna stava,
ma una era tannicchia smanciata
pricchi u focu di l’Etna si l’avìa cunsumata.
(testo di pippo arena)
sound track - la gatta cenerentola
w e e k e n d
emotivo di sguardi ardui e suoni intensi
ninna la nanna e ninna la me beddha
so mamma la criscia di monacheddha, oh
viniti sonnu e viniti viniti
viniti ora ora e non tardati, oh
passa l'aucieddi e pizzica la rosa
che beddha sta figghiola quando
dorme e s'arreposa
viniti sonnu e viniti ch'è ura
viniti ora ora ch'è giunta l'ura, oh
viniti sonnu di na longa via
viniti e addurmintatimmilla vui a sta maria
[Lomax e Carpitella nel 1954 a Cardeto (RC) registrarono la voce incantevole di una donna che intonava questa ninna nanna. Contenuta nella raccolta Italian Treasury – Calabria (Rounder-2000), è stata arrangiata da lui con una originale Banda di pezzenti (Raitrade-2005) e vibra divinamente nella seducente voce di Auli KoKKo.]
Poi, c’è stato davvero un ardire di sguardi molto intensi e stimolanti a disposizione ancora fino a mercoledì 9/11 a Salerno.
Già detto che le sue signorine sono assai intriganti quando ti guardano; soprattutto se lo fanno dall’ altare, diventano pure violente.
Già commentato martedì 18/10 qui, che una diffusa e nebbiosa ma stimolante confusione asciuga le bocche tutti.
Grazia, pronti partenza via.
pubblicità progresso
image track - sguardi ardui a salerno, venerdi 4/11, appunto.
sound track - los bailes de la vida, mercedes sosa, lei.
eat track - zucca in ogni pietanza, tutto l' inverno.
flower track - quel mazzolin di violette, tra la stampante e la lampada.
cinema track - la fabbrica di Tim Burton, che non vado a vedere.
Grazia, essere o esserci? (spallucce)

la luna gira intorno al mondo e voi dormite, la luna gira il mondo e voi dormite
(mi ricordo di matteo salvatore)
sound track - musica d' oltralpe
sound track - cumelca, ela élamu condà
sabato introspettivo mentre non volevo mettermi in macchina eppure l' ho fatto.
l' io batterico s' appiccicava con l' io psicosomatico.
(e così ho spalmato la pomata antibiotica).
l' io pastaalragù (megalomane) attaccava brighe con quel candido ma intollerante io omeopatico.
l' io facciocosevedogente aveva già calpestato l' io silenzioattornoameplease.
l' io noncicapiscountubodihardisk disinstallava irreversibilmente i drivers della chiavetta bluetooth.
ad un certo punto incastrata tra un tir di frutta e un pullman per la germania è entrato nell' abitacolo pure un io forestiero, con una valigetta tipo quarantott' ore. s' è presentato come
l' io tevogliobbeneassai ha fatto a polpette e poi fritto (roba per cui non ho potuto nemmeno mangiarlo poi) l' io mipiacimaèsolosesso.
ha scompigliato tutto, c'è stata una rivolta patapunf patapanf e poi quando il traffico è tornato regolare, tutti erano lì presenti a ciuciuliare tranne lui.
che ego stravaganti.
stasera l’ io fermanonscisostare s’accuccetta verso il nord e già l’ io c’hofreddo digrigna i denti.
bah.
io.

La sesta domenica, il cavaliere apparve con una rosa gialla in mano. Ascoltò la messa in piedi, come faceva sempre, e alla fine intralciò il passo a Remedios la bella e le offrì la rosa solitaria.
Lei la ricevette con un gesto naturale, come se fosse stata preparata a ricevere quell'omaggio, e allora scoprì il volto per un istante e lo ringraziò con un sorriso. Non fece altro. Ma non soltanto per il cavaliere, bensì per tutti gli uomini che ebbero sfortunato privilegio di viverlo, quello fu un istante eterno.
g.g.marquez – cent’anni di solitudine – remedios e quel che lascia all’amore
sound track - litania, a.sparagna e g.l.ferretti in occitania
concert track - festa di liberazione, roma1609, lavorare stanca
video track - cinema madison sala 4, roma1509, l' uomo in più

video cult track (ascolto i consigli): alle 18 comincerà il giudizio universale, mancano tre minuti.
Grazia,
obietto minuziosamente le ultime ventiquattro ore scorse distratte mentre il pane il vino la carne di maiale la leggerezza e il mal di testa usurpavano la mia sana intenzione di essere raziocinante
È settembre da cinque giorni e mi tuffo in acqua come fosse ancora un mare d’ agosto;
e conto le stelle a migliaia come fosse sempre un tetto arrampicato su napoli.
Restano le rime e si perde il motivetto leggero che pizzicava le orecchie.
Eccoci di mattina lenta;
io, sospesa su tutti i giudizi e gli umori della notte e la tazza appiccicosa dell’orzobimbo in equilibrio sulla pila perfettamente instabile di libri.
Scrivo sghemba e sottolineo in blu;
la scelta è la fine dell’ozio, l’inizio della to do list, un pranzo con primo secondo contorno frutta dolce e caffè.
Eccoci di mattina pigra;
rewind, ma non capisco se è un film di chaplin o una panchina des jardin de luxembourg impigrita su foglie di tigli.
(nel dubbio, se potessi tornare nel sonno di stanotte darei indietro i vuoti peroni accatastati in cantina da mio nonno buonanima, striglierei i capelli con il pettine pettinessa di mia nonna grandanima e aspetterei ù capilluru con il sacchetto di capelli bianchi in mano).
grazia,
a pensarci in equilibrio su una gamba, viene voglia di una risata sguaiata.
grazia,
è insano cercarti.
Sound cult track: jeanne moreau quella di truffaut cioè di fra
![]()

Ero di là sullo ionio a stancare i piedi, stordire le orecchie e ridere gli occhi.
C’era Daniele e c’erano i Cumelca e poi altri convenevoli della musica tradizionale.
Si dovrebbe scriverne un kilometro delle albe aspettate allo sperone accordando fiati e mani ma tra un po’ si ripare e bisogna disfare la valigia, rischiarare la voce e massaggiare i polpacci.
Sound track – il cd che ho rubato dalla macchina di angelo ieri sera – quanno nasciste tu

a real man
everything is good
inspired by love and wine
(f.b. - I'm that - dieci stratagemmi, 2004)

Abballati abballati
fimmini schiati e maritati
e si 'unn abballati bonu
nun ve canto e nun ve sono
e si 'unn abballati pulitu
ce lu dicu allu vostro zitu
Sciù sciù sciù quanti
fimmini ca ci sù.
concert track - ieri sera, ero lì che cincischiavo l'aria fresca e bevevo il vinello paesano di Santo Stefano di Rogliano;
ed era tutto un bel chiacchierare.
ieri sera, ero lì che Daniele Sepe sparlottava su Francuzzo, eheheh;
ed era tutto un parlare di musica "necessariamente impegnata politicamente" e di bandiere di an a sventolar ed io con la spada tratta lo citavo per difenderlo "l' artista è un ponte tra cielo e terra", a dire che la musica è al di sopra di compromessi terreni.
E' vero che ci vuole il pelo sullo stomaco per cantare in mezzo ad uno sventolare di quelle bandiere e però, forse è, che il sufi ascende il palco e con un balzo di mistico stupore suona nell'essenza della musica, senza schieramento, senza corpo.
E' così, vero?
concert track2 - ieri sera poi, a Rogliano, Sepe ha ben avvolto con la sua musica la piazzetta agghindata di vino e pane e salsiccia;
l' aria era ancora più leggera nei corpi tarantellati sotto al palco..c' era sangue che pulsava e muscoli che tiravano nelle note, a prescindere dalle bandiere.
E' anche così, o no?

sound track, respiro della terra
“Pesco dal sacchetto le parole, una ad una, e provo a disegnarne l’emozione”.
Una volta, era così facile salirci e scenderne.
Cambiava l’orario e il treno sapeva arrivare o partire, facendosi accompagnare dalla curva definita delle bocche; ora invece, il treno, poteva solo attraversare.
La borsa, groviglio di giorni saltati in padella, resta incastrata sotto la poltroncina dell’eu gonfia di panni sporchi; mi giro sull’altro fianco e la rivedo come una volta, condita di olio, salsa di pomodori e peperoncini, ferma sul marciapiede pronta per il viaggio.
Il ricordo è tutto disciolto, diluito nel mare che si vedrà tra qualche mezz’ora da questa parte del finestrino.
È solo un treno in fondo, troppo lungo è vero, però puntuale e poi, si ferma solo tre minuti.
Il tempo di una sigaretta. Che non fumo.
Sound track, rotaie da vicino
All'arme all'arme la campana sona
li Turche so' sbarcati a la marina
chi tene 'e scarpe vecchie se l'assòla
c'avimm'a fare nu lungo cammino.
Quant'è lungo stu cammino disperato
e sta storia se ripete ciento volte
nuie fuimmo tutte quante assai luntano
quanno sona la campana.
musicanova, quanno sona la campana, 1980
(da ascoltare a casse piene)
p.s.
e non c'è verso; mi giro e mi rigiro
e sempre m'aggroviglio.
e non c'è senso; mi penso e mi ripenso
e dunque mare tutt'intorno sia.
Di ritorno,
gioco a freccette con le spalle al bersaglio;
così, per diluire ancora di più il tempo dell' attesa.
Sylvia Plath,
diceva così
"siamo rimasti a casa a scrivere,
a consolidare i nostri io distesi".
Grazia,
lesse distrattamente mentre il treno stemperava la notte
e le parve un'alibi perfetta.
Geniale;
che stronza.
I suoi io erano ormai
rarefatti
rintontiti.
Non valeva imbonirli.
Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa,
lo regalò,
una volta che tornava e voleva chiedere scusa;
lo lesse per prima.
ed ora,
le mancava
il comodino,
persino,
il comodino che lo sosteneva,
le mancava.
sound track, prendo il vento - il parto delle nuvole pesanti
il parto delle nuvole pesanti
In galleria arriva una specie di sanscrito stressato da un suono acuto,
dal labiale si capisce però che è calabrese;
(Con questa storia dei punti di vista, in questo caso dei punti d’ascolto, finirò per crederci davvero all’inesistenza della realtà oggettiva)
ci sono morbide luci e però non ho di che scattare.
Amen.
Oppure apriti sensibilità altrove,
non in questo teatro.
M’innamoro nell’ordine sconosciuto:
di un si nel sorriso invece del no (di uno schiacciante no negli occhi);
del braccio che sfila la manica di una giacca fucsia;
del silenzio carico di attesa dopo la nota che attacca;
del bum dopo il bam delle percussioni sanguigne;
del punto esatto in cui una collina di poche luci staglia il cielo nero nero;
della liquidità della strada dei due mari in questa notte;
di mia sorella che s’addormenta mentre mi racconta dell’armonia di uomo che ama un altro uomo;
del tuo sonno che mi attraversa la mente;
di tutto quello che farò.
Mi alzo al mattino
con una nuova illusione
prendo il 109 per la rivoluzione
e sono soddisfatto
un poco saggio un poco matto
Le cose più importanti sono sempre capitate, tra capo e collo, ai margini della mia consapevolezza.
Questa serata con luna appesa troppo in alto per le mie fantasie,
riceva l'oblazione dell' incosapevolezza che mi lascia vivere leggera, senza alcuna importanza.
monsieur, s'il vous plait, j'ai besoin de rire.
con te dovrò combattere, non ti si può pigliare come sei
E anche se risposte non ce ne sono, io insisto con le domande;
e anche se le partenze sanno di abbandono, io continuo a partire e a tornare e la follia s’insinua nella ferraglia di un treno o in un’allucinazione da xamamina;
e anche se ho scartato la polpa e gioco con il nocciolo,
succhiando il sapore legnoso della pianta, mi sazio pensando che sia nettare;
e anche se è doloroso, stringo i denti e porgo l’altra guancia.
Io e mia sorella
- di domenica pomeriggio
- nella macchina piena d’aria
- con i piedi di sabbia
- ubriache di sole
- cantavamo sfrontate
- incontro alla sua prima x
Mentre la notte scendeva, stellata stellata
lei affusolata nel buio dormiva incantata
E chi mi prende la mano, stanotte, mio Dio
forse un ragazzo, il mio uomo, o forse io
Lontana la quiete, montagne imbiancate di neve
e il vento che soffia, che fischia più forte e più greve
E chi mi sfiora le labbra, chi mi consola
forse un bambino già grande, o io da sola
Passava la notte, passavano in fretta le ore
la camera fredda già si scaldava d'amore
Chi troverà i miei seni avrà in premio il mio cuore
chi incontrerà i miei seni avrà tutto il mio amore
La luce discreta spiava, e le ombre inventava
mentre sul mare una luna dipinta danzava
Chi coglierà il mio fiore bagnato di brina
un principe azzurro, o forse io adulta, io bambina
Mentre la notte scendeva, stellata stellata
lei affusolata nel buio sognava incantata
Chi mi dirà buonanotte, stanotte, mio Dio
la notte, le stelle, la luna, o forse io
(Sei ottavi - Aida - Rino Gaetano, 1977)
P.s. o soprattutto Ma Il Cielo E' Sempre Più Blu
- una granita di mandorle, grazie.
- per me alla fragola con panna, prego.
senza età- il vento soffia la- sua immagine- nel vetro- dietro il bar- gocce di pioggia- bufere d'amore- ogni cosa passa e lascia- scivola,- scivola vai via- non te ne andare- scivola,- scivola vai via- via da me- canzoni e poesie- pugnali e parole- i tuoi ricordi- sono vecchi ormai- e i sogni di notte- che chiedono amore- cadono al mattino- senza te- cammina da solo- urlando ai lampioni- non resta che cantare ancora- scivola,- scivola vai via- non te ne andare- scivola,- scivola vai via- via da me- Vinicio Capossela
Ero più in là, sorseggiavo dell'arsenico corretto al nettare di pera.
Tutto era cambiato per restare identico ad un anno prima.
Pensavo così e alle formiche, riempiendo le parole di fiato per renderle sonore all’aria giusto un pò.
Ottenni l'effetto desiderato; il barista annuì con la testa e per poco non gli cadde a terra tanto era soddisfatta.
Versò altro liquido nel bicchiere triangolare e poi scaraventò la bottiglia vuota sul pavimento.
Nessuno badò al rumore del vetro sbriciolato; nel locale
in effetti non c'era nessuno.
Eri invece più in qua, pizzicavi la vita con le dita affusolate, incapace di percepire le tue stesse mani tanto erano piene di vuoto.
Tutto era cambiato per restare identico ad un anno prima.
Suonavi la viola e spargevi petali di limoni screziati di verde; intanto il barista non ascoltava e indifferente lucidava i bicchieri di legno e stillava granelli di polvere. L’assenzio non bastava e versò dell’acido comune corretto alla cicuta. Tracannasti avido e ricadesti nelle note.
Fuori brillava di nebbia, e tra le renne in sosta si scorgeva l’ultima amanita phalloides sopravvissuta al secondo barista.
Se avessi la sfera della maga, sarebbe noioso. Se tutti capissero i testi delle canzoni, sarebbe spaventoso.
sound track - bossanova di traverso
La febbre. Perché questo destino così doloroso.
Il sole. Perché questo gioco così perverso con le tende e il mio viso già caldo.
L’antibiotico. Ha squarciato l’onirico in pezzi di premonizioni e assurde pretese.
Uccelli nelle tapparelle e morte pallida.
Tutto è così stanco intorno a me.
Milano A/R. Milano, lungo i navigli. Milano, mi serve una casa. Milano, il lavoro. Milano.
“e un macaco senza storia,
dice lei di lui,
che gli manca la memoria
in fondo ai guanti bui…
ma il suo sguardo è una veranda,
tempo al tempo e lo vedrai..”
"
a Gennaro, in questa limpida mattina di umidità:

“ i tuoi sensi, i tuoi umori,
i tuoi sogni, i tuoi rimpianti
sono ombre di furori
che racconto nei miei canti..”
(Leo Ferrè – sono chi sai – vers.ital. Gennairi)
chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
se togli il cane
escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c'è un cannone
e un elisir di riflessione
e tu non torni qui da me
perché non torni più da me
(Rino Gaetano - Escluso il cane - 1977)
Aspetterò che le nebbie si dissolvano di prima mattina.
Il vino annebbia la testa ma, resta sempre un punto fermamente lucido nel centro dei pensieri labirintici.
Ho i denti stampati nel labbro inferiore asciutto, mentre penso a te su quella spiaggia vuota.Ho spesso i denti impressi in questo modo nel labbro; quando inizio a staccarli per il gusto del dolore, sento che la carne fa resistenza e non lascia ritrarre quei cunei del pensiero perso e degli occhi dispersi. Passa tanta gente nella testa, davvero tanta. Ma questo non centra niente con questo cabernet. E non centra nemmeno con questo Coltrane.
sound track - a love supreme, john coltrane
"...e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre,perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra." (G.G.Marquez, Cent'anni di solitudine, 1967)
Tra uno sbadiglio e una folla di moscerini, ho pensato alla tua compagnia e ai tuoi banani. Insieme a Vinicio con la sua morna e i suoi anelli bagnati dal pianto, alle quadriglie di Conte e al sempre unico francuzzo ho percorso con tre occhi, quattrocentocinquanta kilometri di asfalto deviato, pensieri appuntati, e idee di mezze parole.
'notte alla mia stanca dimensione onirica, dalla quale mi dissocio.
