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sono stati qui *loading* bloggers

Ci penzi quannu abballamu
E dintra all’occhi tutte e dui ni vaddamu.
Stu novu amicu tò nan sapi nenti…..
No sapi caia statu ju lu tò amanti.
Li turchi mi pigghiaru intra lu cori
A tradimentu m’arrubbaru l’amuri
‘nzignatimi la via prima cà scura
ca di sti patti stannu d’arretu e mura.
Si no mi cuccu ‘n terra o ‘nda lu lettu
Ca di li vermi sugnu già mangiatu tuttu.
Si no mi cuccu ‘n terra o ‘nda lu lettu……
Curri e na stanca ‘u cavaddu ‘i Monreali
‘U tempu sta finennu na ‘n ci pinzari
macari aceddi sunu stanchi di cantari
su tempu ……..
mi l’aia passatu tra peni e turmenti
li peni di lu ‘nfernu nan su nenti
(with compliments, franco battiato)
F a u s t o, ma ancora non lo sa.


sound track: tutte le onde del mare intorno
words track: amuri tussi e fumu nun si ponnu teniri ammucciati...
grazia, il naufragar m'è dolce in questo mare

a lei e a lui, che su questo blog galeotto si scorsero, regalo gli occhi
che s'ammeravigliano da questa parte del muretto, in questo pezzo di
puglia.
(beh, cercavo una foto da dedicarvi..e il tempo è passato :)
sound track: la sana follia dei mascaramiri - festa!
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…
Ninu arrobba un muluni, pi fari gran festa,
Lillu adduma na testa di crita ‘nto un puttuni.
Ed ogni tantu, quacchi ciuri mori…
Senza aviri fattu dannu si ferma lu cori…
ivan segreto a porta vagnu

e qualcuno volò in sicilia..
C o l a P i s c i, picciottu sicilianu,
pi simani e misi era solitu stari,
senza fari sforzu supraumanu
na l'abbissu prufunnu di lu mari.
‘Ngnornu Federicu secunnu
c’imposi di iri a circari
‘ngiuellu prizziusu e tunnu
c’havia cascatu ‘nfunnu o mari.
Cola Pisci si tummò
no funnu di l’unni calau
o suvranu u giuiellu ripurtò
e supra u scogghiu filici acchianau.
Nautra tummata u Re urdinò
pri sapiri unni a Sicilia s’appujava
e quannu Cola du funnu riturnò
dissi - ca supra tri culunna stava,
ma una era tannicchia smanciata
pricchi u focu di l’Etna si l’avìa cunsumata.
(testo di pippo arena)
sound track - la gatta cenerentola

la luna gira intorno al mondo e voi dormite, la luna gira il mondo e voi dormite
(mi ricordo di matteo salvatore)
sound track - musica d' oltralpe

giuggiole*
ci stiamo attrezzando per il brodo, paolè.
(*per i calabri, i zinzi)
eat track - preparazione della marmellata e del brodo.

s t r o m b o l i. a parole è ancora più tortuosa che a scalare.
s’aggrovigliano i sensi negli odori di gelsomini e gigli
e senza i lampioni s’abbassano le stelle e la luna s’alza dietro il fico;
s’arrangiano quelli senza scarponi su per la mulattiera
e senza il sole s’inseguono i vapori di iddu che s’alzano in alto a tutto mossi da maestrale o scirocco.
s t r o m b o l i. a parole non ci sono i gechi, le conchiglie, le meduse, i gatti e i pesci ad insalata;
e nemmeno strombolicchio lì a destra, la pioggia beffeggiante, gli arancini speckpistacchi e il ventre della terra che ti prende nella pancia.
s t r o m b o l i. a parole è difficile ma restano le mani e i polsi un po’ sentimentali.
sound track, quel motivetto mmhmmm mhmm, ogni tanto, per la gradevolezza di tutti i sensi

La sesta domenica, il cavaliere apparve con una rosa gialla in mano. Ascoltò la messa in piedi, come faceva sempre, e alla fine intralciò il passo a Remedios la bella e le offrì la rosa solitaria.
Lei la ricevette con un gesto naturale, come se fosse stata preparata a ricevere quell'omaggio, e allora scoprì il volto per un istante e lo ringraziò con un sorriso. Non fece altro. Ma non soltanto per il cavaliere, bensì per tutti gli uomini che ebbero sfortunato privilegio di viverlo, quello fu un istante eterno.
g.g.marquez – cent’anni di solitudine – remedios e quel che lascia all’amore
sound track - litania, a.sparagna e g.l.ferretti in occitania
concert track - festa di liberazione, roma1609, lavorare stanca
video track - cinema madison sala 4, roma1509, l' uomo in più

video cult track (ascolto i consigli): alle 18 comincerà il giudizio universale, mancano tre minuti.
Grazia,
obietto minuziosamente le ultime ventiquattro ore scorse distratte mentre il pane il vino la carne di maiale la leggerezza e il mal di testa usurpavano la mia sana intenzione di essere raziocinante
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Ero di là sullo ionio a stancare i piedi, stordire le orecchie e ridere gli occhi.
C’era Daniele e c’erano i Cumelca e poi altri convenevoli della musica tradizionale.
Si dovrebbe scriverne un kilometro delle albe aspettate allo sperone accordando fiati e mani ma tra un po’ si ripare e bisogna disfare la valigia, rischiarare la voce e massaggiare i polpacci.
Sound track – il cd che ho rubato dalla macchina di angelo ieri sera – quanno nasciste tu

ss 106, una sosta per bagnare gli occhi.

litturina da Ciccum-Etnea, viaggio intorno alla stranizza d'amuri.

tra un sud e un nord, tra un est e un ovest, tra un più su e un più giù, tra un qui e un là,
c'è un mare a metà strada, perfetto.
parole senza lingua e notti senza palpebre;
delizievole we, ma anche wahoo;
e.
sound track, tutte quelle della i-pod
eat track, tutto il pesce non a forma di pesce
video track, il mare affacciato

a real man
everything is good
inspired by love and wine
(f.b. - I'm that - dieci stratagemmi, 2004)

Una strada attraversa un pezzo di Tunisia
e pezzi di umanità attraversano, anche in contromano, la strada.
Da un taxi à louage scivola ai lati il grano maturo verso un orizzonte che potrebbe avere il mare appena dopo la profondità del nostro sguardo.
E noi andavamo dondolate da ebbrezze analcoliche, verso spezie e agnelli sacrificali; sorseggiando thè à la menthe (avec pignon) all’uscita di un hammam.
Era solo un all inclusive, dilatato in all extra.
sound track (rubata a questa nuova casa di questo solito vecchio amico)
Alice – canta Francuzzo – I treni di Tozeur

sound track, respiro della terra
galleggiando,
qui nel mezzo della mia vita,
non mi restano che gli occhi.
per le parole,
aspettiamo un pò.
sound track, mare su scogliera
Piove d’incanto. Un crescente fiotto; uno scroscio furioso e invadente. Invade i timpani e copre i rumori del silenzio. Il ticchettio della sveglia e l’aria calda della ventola, sono spariti nell’assordante subisso. E anche magic shop si dissolve. I vetri custodiscono l’asciutto e i miei piedi freddi. Lo scirocco, ancora lui; con il suo folle incedere, dove vorrà portarci. Penso a quando fui sotto la pioggia e mi entrò nelle ossa, tenendomi per un braccio.

"E poi la sofferenza che ti rende cieco
nelle cadute c'è il perché della Sua Assenza
le nuvole non possono annientare il Sole
e lo sapeva bene Paganini
che il diavolo è mancino e subdolo
e suona il violino.. "
(Lode all'Inviolato- Caffè de la Paix- 1993)
Il testo 3D dello screen saver, io non credevo ai miei occhi.
Lei continuava a parlare dell'ufficio tecnico al secondo piano e dei pasticci che il responsabile ing. T. era riuscito a combinare nei tre mesi di mandato. Si scusava per l'inconveniente e per gli interessi che erano maturati sull'imposta che, purtroppo - qui quasi commossa - io dovevo pagare. La sentivo lontana; oramai l'attenzione era persa dietro i rimpalli del testo 3D sul monitor, rimbalzavano doing...doing...ed io intanto pensavo che lui gli avverasri politici, li mandava al "confino"...doiing...non certo all'ufficio Tributi, subdolamente...doingg...aspettavo che il testo sfondasse i cristalli liquidi e prendesse a svolazzare nell'aria..doing..."FORZASILVIO"...doinggg..doing...
a Gennaro, in questa limpida mattina di umidità:

“ i tuoi sensi, i tuoi umori,
i tuoi sogni, i tuoi rimpianti
sono ombre di furori
che racconto nei miei canti..”
(Leo Ferrè – sono chi sai – vers.ital. Gennairi)

Per Leboswskiana. Per le assenze imposte e le nostalgie da strapazzo.
Uno.
L’ultima volta che scese la scale di quella casa, si voltò a contarne gli scalini di marmo chiaro. Erano consumati da decine e decine di scarpe che ogni giorno scendevano e salivano. Le scarpette di barbie della figlia del commercialista al primo piano, gli anfibi di Lucio del terzo piano, le ciabatte della vecchia portinaia, gli stivaletti rossi a punta della Tiziana, che faceva la commessa. E poi c’erano tutte le scarpe dei pazienti dello specialista in dermatologia al primo piano, almeno una decina al giorno.
Circondata dal trolley, dallo zaino e dal tubo con le stampe di Gaugin, pensò poi ai volti che incrociò su quei gradini, ai sorrisi di circostanza, ai buon giorno addormentati a quelli distratti; agli echi delle risate dei bambini che tornavano a fare merenda nei pomeriggi e ai profumi di cucina che domenica mattina si diffondevano dal suo appartamento al secondo piano.
Fu triste sentire il cigolio del portone e poi il solito brutale tonfo di avvenuta chiusura. Un sussulto nel piumino e un sospiro più profondo segnò il carico dello zaino sulle spalle. Dietro di sé lasciò il portone chiuso che nell’ultimo sguardo le spalancò un senso di vuoto. Un vuoto affollato, pieno di cose cui andava incontro senza saperlo.
- Giulietta de Gigli - il suo nome era ancora sulla targhetta della cassetta della posta, si fermò lì davanti e aspettò che scorressero i giorni in cui trovò posta per lei. Sul bus, strappò il pezzetto di carta con il suo nome.
Continuava a pensare a quel treno, all’aria che alzava al suo passaggio, alle finestre e alle praterie che attraversava e ad una bottiglia di frammenti e di ritagli.
Si accorse che il bus era già arrivato alla stazione. Raccolse i suoi pezzi e scese velocemente.
In fondo, il treno andava nella sua stessa direzione. Ma questo forse non contava poi tanto. Almeno le parve, comprando il solito giornale. Pensò ai fiori lasciati sul tavolo, cercando invano la vignetta di Vauro. ”La cura del boia” titolava il giornale con il volto di due militari con mascherina anti-sars. Pensò alla maschera bianca in un giorno non troppo lontano di freddo e di euforia.
Ti resterò vicino, a costo di farmi male. Starò zitta, nell’ombra osserverò i fiori che mi hai regalato, appassire istante dopo istante nella luce smorta. Il rubinetto perde sempre e, dà al pulviscolo quel ritmo che rende eterno il tempo da questa parte del divano.
Scorrono le immagini davanti a nostri occhi rossi. Questo parlare frenetico e rumoroso mi rendeva intollerante un tempo. Ora invece apatica e lacerata, mi sottometto senza sdegno al teatrino delle batterie di pentole.. Perché ignori che esisto. Si, tu inganni il tuo senso dell’orientamento, fingendo che io non sia in questa stanza. Quattro mura soverchiate da un tappeto di umidità, dimenticate in una casa stregata alle porte di quello che fu il mondo felice. Ed io aspetterò. Aspetterò di succhiare il tuo sorriso che, sfrontato, penderà dai tuoi occhi. Come una volta. Si, come una rosa.
a venezia
alla sua arte,
alla sua passerella,
alla mia nostalgia.

quello che intendo quando la mente estenuata sfugge e raggiunge lampi di immagini che percuotono le buone intenzioni di essere normale.
"...e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre,perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra." (G.G.Marquez, Cent'anni di solitudine, 1967)
Tra uno sbadiglio e una folla di moscerini, ho pensato alla tua compagnia e ai tuoi banani. Insieme a Vinicio con la sua morna e i suoi anelli bagnati dal pianto, alle quadriglie di Conte e al sempre unico francuzzo ho percorso con tre occhi, quattrocentocinquanta kilometri di asfalto deviato, pensieri appuntati, e idee di mezze parole.
'notte alla mia stanca dimensione onirica, dalla quale mi dissocio.

Una catastrofe psicocosmica
mi sbatte contro le mura del tempo.
Sentinella, che vedi?
Una catastrofe psicocosmica
contro le mura del tempo.
(F.Battiato,Shakleton, Gommalacca 1998)

'notte
sguardo mesto, avvolto nel pensiero
mentre a milano continua una storia con il cuore nello stadio....
...è tutto un e q u i l i b r i o sopra la f o l l i a...
