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un pò palombella rossa, un pò le mani sulla città di rosi
un pò visionario, un pò più realista
un pò commedia, un pò fantascientifico, un pò sentimentale,
un pò trash movie, un pò autobiografico un pò per tutti
un pò politico, un pò indignato, un pò vergognoso
un pò a sinistra, un pò a destra, un pò girotondo
un pò uno se lo aspettava
un pò
un pò berlusconi
un pò un odi et amo a berlusconi
un pò moretti, un pò moretti, un pò moretti che alla fine indossa berlusconi
caimano a frasi:
"la sinistra è triste e rende la gente triste,
io ho ridato speranza, la sinistra sa solo odiare'"
"è inutile fare un film sulla storia di berlusconi. è il film che il popolo della sinistra vorrebbe vedere. ma tutti sanno già tutto di lui. almeno, chi voleva sapere sa già tutto. e poi lui ha già vinto trent' anni fa quando con le sue tv ci ha cambiato la testa"
caimano a canzonette retrò:
grazia, ammorettata
Solo questo, prima di ingannare con uno stratagemma letterario la veglia. Ho appena finito di vedere l’Assedio di B.Bertolucci. Non ho parole o forse ne ho molte ma intorpidite. Questo amore del coinvolgimento totale ed integrale, mi lascia senza fiato. Quello che voglio dire è che la forza di questo Amore supremo, metafisico mi devasta. Vendere la propria anima, pezzo per pezzo, pur di vederla felice, ma persa per sempre, negli occhi di un altro uomo. È un ascendere al sacrificio divino, lentamente, tra le note di Mozart e i ritmi sensuali di Papa Wemba. Roma a primavera, appartamento signorile su p.zza di Spagna. Lui è un pianista romantico che svende persino il suo piano, unica ragion di vita, e compone per lei; lei è una profuga, scappata dall'Africa dopo l'arresto di suo marito, un dissidente politico. Mr Kinsky e Shandurai: tempi dilatati e dialoghi diradati. La forza di una passione disarmante che ho trovato solo ne Le onde del destino di Lars Von Trier.L’Assedio
Domenica ho visto questo film, insomma. Mi è entrato come un pugno nella pancia. Di sorpresa. Possiedi solo ciò che dai; quello che tieni per te, è perso per sempre….
Nella Parigi degli anni cinquanta, un grande Omar Sharif, interpreta un turco musulmano di confessione Sufi, che gestisce la tipica pizzicheria araba, aperta dalle otto a mezzanotte. Qui fa la conoscenza di Momo (Pierre Boulanger, notevole) - un ragazzino di origine ebrea - che al compimento dei suoi sedici anni decide di rompere il suo salvadanaio e regalarsi la sua prima volta con una prostituta che passeggia tutto il giorno sotto casa sua. Con pacatezza e semplicità, Ibrahim regala al giovane Mosè - che lo sceglierà come padre - la saggezza dei fiori del Corano, portandolo per mano in un viaggio alla scoperta della vita e della morte. Peccato il finale: il solito cliché circolare.
