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La sesta domenica, il cavaliere apparve con una rosa gialla in mano. Ascoltò la messa in piedi, come faceva sempre, e alla fine intralciò il passo a Remedios la bella e le offrì la rosa solitaria.
Lei la ricevette con un gesto naturale, come se fosse stata preparata a ricevere quell'omaggio, e allora scoprì il volto per un istante e lo ringraziò con un sorriso. Non fece altro. Ma non soltanto per il cavaliere, bensì per tutti gli uomini che ebbero sfortunato privilegio di viverlo, quello fu un istante eterno.
g.g.marquez – cent’anni di solitudine – remedios e quel che lascia all’amore
sound track - litania, a.sparagna e g.l.ferretti in occitania
concert track - festa di liberazione, roma1609, lavorare stanca
video track - cinema madison sala 4, roma1509, l' uomo in più
Di ritorno,
gioco a freccette con le spalle al bersaglio;
così, per diluire ancora di più il tempo dell' attesa.
Sylvia Plath,
diceva così
"siamo rimasti a casa a scrivere,
a consolidare i nostri io distesi".
Grazia,
lesse distrattamente mentre il treno stemperava la notte
e le parve un'alibi perfetta.
Geniale;
che stronza.
I suoi io erano ormai
rarefatti
rintontiti.
Non valeva imbonirli.
Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa,
lo regalò,
una volta che tornava e voleva chiedere scusa;
lo lesse per prima.
ed ora,
le mancava
il comodino,
persino,
il comodino che lo sosteneva,
le mancava.
sound track, prendo il vento - il parto delle nuvole pesanti
memoria delle mie puttane tristi
al solito,
sventro e sbrano ogni parola, una dopo l'altra con bulimia ossessiva;
disfatta e madida di sentimento,
arresto la corsa delle pupille sulla penultima pagina:
l'intuizione della fine di quel cerchio perfetto di significati affusolati a significanti divini e magici,
m' immalinconisce.
Con Marquez finisce sempre che non finisce.
Almeno non in veglia.
Pensai si trattasse di diletto malsano della mia mente che ha necessità di lasciare in sospeso le godurie più perfette;
ed invece si tratta di angoscia.
Che tutto finisca.
Che siano le ultime cose che scrive.
..ecco com'è che va il mondo ( per dirla alla battiato)
n.b.
Francuzzo dovrebbe trattarne dei suoi personaggi.
sound track: bossa nova
sospendo a mezz' aria il senso noto di questa notte,
così, per capire se c'è un altro finale.
la parete si accende e poi si spegne nel ritmo ipnotico dell' intermittenza random;
bivacco e succhio semi di zucca.
psicocibernetica,
il capitolo quarto è uno tsunami...
rammento quelle canzoni che cantavo al di là del tono;
rammendavi con stucco e prendevi ogni sera il trenino.
cercavo di indurire i polpastrelli e le corde saltavano e
le parole erano più forti e la musica si scioglieva nella stanza;
si scivolava poi
che era una meraviglia.
..con candelabri in testa o come le balinesi nei giorni di festa
Gaudium et laetitia
"Gaudium è il piacere che l' anima prova quando considera sicuro il possesso di un bene presente o futuro, ed un bene è in nostro possesso quando è in nostro potere il poterne godere quando lo vogliamo".
"Laetitia è un piacere allegro, uno stato nel quale il piacere predomina in noi (in mezzo ad altre sensazioni talvolta contraddittorie)".
disse Cicerone, ribattè Leibniz, visse Grazia affannosamente.
Words, are of course, the most powerful drug used by mankind.
R.Kipling, dice
Grazia, va in comunità
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
(fine settimana nella crusca)
Ecco, per l’appunto, prendiamo Stefano Benni e mettiamolo a capo delle orde di barbari che comandano il paese e poi chiudiamo per un momento la televisione e seguiamone le gesta . Il nostro epico eroe con la sua brutale poesia, il suo crudo ma dolce cinismo, e la sua incondizionata bellezza narrativa, muterà i barbari in folletti tascabili con ambizioni editoriali, le riforme in “scrittodattili” e il cielo grigio sù in bolle di sapone giù. Alla fine tutti vivranno felici e occupati nell’italia dei diritti e dell’informazione libera e nessuno morirà di solitudine e i tiratori non saranno più franchi.
Dopo che leggi Achille Piè Veloce, ti senti forte, e il ghigno del nano passa in secondo piano perché prendi coscienza del fatto che c’è una cosa che lui non potrà mai rubare: i sogni. Quando ricevo un regalo, superato l’entusiasmo iniziale (se mi piace) o l’accettazione imparziale (se mi piace meno), mi capita di pensare alla persona che me lo ha fatto e alle sue complicazioni esistenziali elevate ovviamente, dalla mia mente disadattata, alla decima potenza. Me lo immagino mentre lo sceglie tra milleeuna difficoltà o semplicemente a caso, mentre sale le scale e cade tutto il pacchetto o si ricorda di averlo lasciato in macchina, mentre lo incarta e poi lo scarta perché chiunque o chicchessia vuole vederlo; e poi penso a quando fa la doccia a quando esce, a cosa beve. Ecco tutte queste cose (che di certuni sono note e pubbliche) me le rappresento in testa e alla fine del gioco tuttomio, escono i profili stressati degli amici (e non) felici, frustrati, antipatici, forzaitalioti (sospetti, non manifesti).
Penso che ogni regalo rappresenti in varia misura, un pezzo dei desideri e della solitudine di colui che lo sceglie. I libri di Benni, sono dei regali stralucenti che ti mettono sul palmo della mano i sogni fuori frequenza, quelli che ti fanno svolazzare e non banalmente, camminare sulla strada.
Come dire, dischiudono i sogni del sognatore.
"...erano anni che Jack mi spaventava;
avevo sempre avuto l'impressione di
non riuscire a prevedere ciò che
avrebbe potuto fare o dire, quali
idee innaturali potessero scaturire
da lui... che considerasse i lampioni
come figure autoritarie, per esempio,
e i poliziotti come oggetti fatti di
filo metallico. Sapevo che da bambino
riteneva che le teste di molte persone
prima o poi si sarebbero staccate dal collo.." (pagg.61)
"...e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre,perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra." (G.G.Marquez, Cent'anni di solitudine, 1967)
Tra uno sbadiglio e una folla di moscerini, ho pensato alla tua compagnia e ai tuoi banani. Insieme a Vinicio con la sua morna e i suoi anelli bagnati dal pianto, alle quadriglie di Conte e al sempre unico francuzzo ho percorso con tre occhi, quattrocentocinquanta kilometri di asfalto deviato, pensieri appuntati, e idee di mezze parole.
'notte alla mia stanca dimensione onirica, dalla quale mi dissocio.
